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USA: iniziato il
processo contro l'MP3 del cinema.
di EmmeA
DMCA è la sigla con la quale viene indicato il
Digital Millennium Copyright Act, la legge che gli Stati Uniti si sono
dati nel 1997 per dare soluzione ai problemi imposti dalla diffusione di
Internet al vecchio concetto di proprietà intellettuale. Fortemente
voluta dall'industria dell'intrattenimento e fortemente osteggiata da
tutte le associazioni che si battono per la libertà di espressione in
rete, questa legge, che abbiamo sentito citare spessissimo negli ultimi
tempi nei processi contro Napster e le file-sharing communities è
arrivata alla sua prima prova nel campo del cinema. Merito di un
relativamente nuovo formato di compressione video chiamato DIVX che
alcuni esperti si sono già affannati a chiamare l'MP3 del cinema.
DIVX consente di comprimere un film in DVD fino
ad un livello tale da renderlo trasmissibile via rete anche se a tempi
decisamente lunghi. La prova ufficiale la si è avuta ieri all'apertura
del processo quando, gli avvocati dell'accusa hanno aperto l'udienza
proiettando una scena di The Matrix in formato DIVX, scaricata dalla
rete qualche giorno prima.
Ma oggetto della causa non è il DIVX bensì il
magazine cartaceo e telematico 2600 che è un po' il volto ufficiale del
movimento hacker americano. 2600 distribuì lo scorso anno un
programmino chiamato DeCSS che consente di visualizzare correttamente
film in DVD bypassando le protezioni software inserite dalle case madri.
Il DeCSS insomma è stato lo strumento con il quale hanno cominciato a
diffondersi film in DIVX.
Il processo, ad ogni modo, si prospetta
tesissimo se, come sostengono gli avvocati della difesa, il giudice che
presiede la causa non garantirebbe una neutralità di giudizio avendo in
passato lavorato come avvocato in una ditta che rappresentava la Warner
Bros. Ed anche perché è in quest'aula che si gioca il futuro della
libera distribuzione dei film in rete. Il futuro certo perché, allo
stato attuale, sono molto poche le persone con la capacità e gli
strumenti tecnici (leggi velocità di connessione) che possono scaricare
sul proprio computer un film del peso di circa un gigabyte di dati.
DivX;-) ovvero quando il
cinema incontra Napster
di RICCARDO STAGLIANO'
ROMA - Il diavolo sta nei dettagli, le
buone intenzioni pure. La differenza tra un formato "buono" e
uno "cattivo" la può fare uno smiley, quei sorrisini
formati da segni vari di interpunzione. E così se il DivX era il
sistema
condannato
dai tribunali Usa perché favoriva la pirateria dei film in Dvd,
il DivX;-) è quello che strizza l'occhio - letteralmente, provate a
ruotare la testa a sinistra di 90 gradi - alle major di Hollywood: se
diventerà uno standard come i suoi inventori sperano, anche le grandi
case cinematografiche potranno servirsene e reinventare così il modo
con cui distribuire i loro titoli.
Per esser precisi siamo già al DivX;-) Deux, la versione migliorata del
promettente formato di compressione che può stringere un video ad alta
risoluzione di due ore in un file da scaricare attraverso una
connessione veloce alla Rete (Adsl o simili) in tre quarti d'ora o giù
di lì. Sono già state "downloadate" 12 milioni di copie del
software e innumerevoli esemplari digitali di film recenti come
"The Matrix" o "Charlie's Angels" sono disponibili
in vari siti clandestini. In più, come effetto collaterale non voluto,
la condanna dell'estate scorsa ha procurato una grossa pubblicità a
tutti i software che servono per duplicare illecitamente i Dvd.
Jerome Rota, il ventisettenne ingegnere francese autore del DivX;-),
assieme ai co-fondatori Joe Bezdek e Eldon Hylton, ha messo su di
recente Project Mayo, una società (ma anche una piattaforma di open
software dove programmatori da tutto il mondo possono intervenire
per migliorarlo) per sfruttare il potenziale commerciale
dell'invenzione: a settembre la startup ha raccolto 5 milioni di dollari
di finanziamenti e nel secondo giro del prossimo febbraio altri 7-10
milioni dovrebbero arrivare. Una cifra totale che, in tempi di vacche
non particolarmente grasse per i venture capitalist, risulta assai
impressionante.
Perché tanto interesse? Perché il modello di business, l'idea che i
tre soci hanno in mente per far soldi con la loro tecnologia, dovrebbe
non incorrere nei rigori della legge. Al di là delle migliorie tecniche
(riuscirebbe a far dimagrire i file di un ulteriore 40 per cento senza
per questo diminuire la qualità dell'immagine) è proprio
l'architettura della distribuzione che si presterebbe a utilizzi a prova
di giudice: i video, compressi e messi in rete sul DivXNetworks,
sarebbero scaricabili solo dopo un pagamento. La transazione potrà
essere saldata con carta di credito o spendendo dei punti denominati
"baku" che si guadagnano cliccando su apposite pubblicità sul
Web. Circa metà della somma versata andrebbe ai gestori
dell'infrastruttura mentre il resto finirebbe nelle tasche dell'autore
del video.
Rota e compagnia non pensano solo a film veri e propri, magari di
registi che vogliono farsi un nome attraverso Internet e che vogliono
vendere i loro prodotti saltando l'intermediazione delle major, ma anche
a qualsiasi altro video da trasferire da un luogo all'altro. E così
clienti del nuovo sistema potrebbero essere ad esempio le agenzie
pubblicitarie che hanno bisogno di far vedere ai loro clienti le
anteprime degli spot confezionati per loro o i privati che vogliono
rendere accessibili ad amici e familiari il video del loro matrimonio.
Se tutti questi esperimenti funzioneranno bene è verosimile che, alla
fine, quelli di DivX;-) busseranno alla porta degli studios proponendosi
come i migliori pony express digitali in circolazione di quelle che una
volta erano le "pizze" di pellicola. Completando così la
metamorfosi da incubo di Hollywood (DivX prima maniera) a suo fidato
socio in affari (DivX, ma questa volta con l'occhiolino).
I pirati di Hollywood
cercano pace e legalità
Così
come Napster ha optato per la "collaborazione" con i
giganti dell’industria discografica, DivX trasformato in DivX;-)
Deux si pone "al servizio" delle Major
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FIRENZE,
24 GENNAIO - Tutta la differenza la fa un sorriso. Un
sorriso e un occhiolino strizzato al modo degli sms e delle chat
ovvero punto e virgola, piccola linea, parentesi. Risultato ;-)
"emoticon" da legare a una sigla che fino all'altro
ieri era il peggio del peggio, in quel di Hollywood. Così il
DivX,
il sistema che nel giro degli ultimi mesi ha permesso di
scaricare da Internet i Dvd piratati e che ha fatto gridare allo
scandalo le Major cinematografiche hollywoodiane, ora giusto con
l'aggiunta di un sorriso, di maggiore velocità, dell'"open
source" e soprattutto di un "proposito onesto" è
pronto per oltrepassare la sottile linea rossa della
net-illegalità.
DivX è noto agli internauti (appassionati di cinema)
dall'inverno scorso: tanto per intendersi è una sorta di Mp3
dei film, ovvero un sistema per comprimere i file (video ed
audio) in modo da "allegerirli" e farli viaggiare per
la Rete delle reti. Finora DivX ha contemporaneamente viaggiato
più o meno nell'illegalità: i file disponibili sono quelli dei
Dvd in commercio opportunamente però copiati - quindi perlopiù
scaricabili gratis - grazie al sedicenne norvegese (già portato
in tribunale negli Usa) che ha inventato il grimaldello
informatico per "violarli", il DeCSS. Adesso, così
come Napster ha infine optato per la "collaborazione"
con i giganti dell'industria discografica, DivX trasformato in
DivX;-) Deux si pone "al servizio" delle Major.
Garantisce innanzi tutto un migliore standard tecnico:
altissima qualità delle immagini, suono in stereo hi-fi, tempi
di download sensibilmente ristretti rispetto a prima (con una
connessione Adsl, si passa dalle oltre due ore a tre quarti
d'ora). Dopodichè gli inventori di
DivX;-)
Deux, capitanati dall'ingegnere 27enne francese Jerome Rota, si
sono preoccupati di organizzarsi in una "società" che
dovrebbe tutelarli da beghe legali: i video compressi sarebbero
messi in Rete su "DivXNetworks" e scaricabili solo a
pagamento, con carta di credito o spendendo dei punti che si
guadagnano cliccando su appositi Web-spot. In questo modo, tutto
il "pacchetto tecnologico" è spendibile, oltrechè
con registi indipendenti che abbiano voglia di farsi distribuire
su Internet, anche con le Major stesse. Le quali - la Miramax in
testa - stanno comunque già lavorando da tempo all'idea della
cyberdiffusione delle proprie produzioni.
di
Chiara Di Clemente
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DivX;-)
ovvero quando il cinema incontra Napster
da
www.bassano2000.it
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Il
diavolo sta nei dettagli, le buone intenzioni pure. La differenza
tra un formato "buono" e uno "cattivo" la può
fare uno smiley, quei sorrisini formati da segni vari di
interpunzione. E così se il DivX era il sistema condannato dai
tribunali Usa perché favoriva la pirateria dei film in Dvd, il
DivX;-) è quello che strizza l'occhio - letteralmente, provate a
ruotare la testa a sinistra di 90 gradi - alle major di Hollywood:
se diventerà uno standard come i suoi inventori sperano, anche le
grandi case cinematografiche potranno servirsene e reinventare così
il modo con cui distribuire i loro titoli.
Per esser precisi siamo già al DivX;-) Deux, la versione
migliorata del promettente formato di compressione che può
stringere un video ad alta risoluzione di due ore in un file da
scaricare attraverso una connessione veloce alla Rete (Adsl o
simili) in tre quarti d'ora o giù di lì. Sono già state "downloadate"
12 milioni di copie del software e innumerevoli esemplari digitali
di film recenti come "The Matrix" o "Charlie's
Angels" sono disponibili in vari siti clandestini. In più,
come effetto collaterale non voluto, la condanna dell'estate
scorsa ha procurato una grossa pubblicità a tutti i software che
servono per duplicare illecitamente i Dvd.
Jerome Rota, il ventisettenne ingegnere francese autore del
DivX;-), assieme ai co-fondatori Joe Bezdek e Eldon Hylton, ha
messo su di recente Project Mayo, una società (ma anche una
piattaforma di open software dove programmatori da tutto il
mondo possono intervenire per migliorarlo) per sfruttare il
potenziale commerciale dell'invenzione: a settembre la startup ha
raccolto 5 milioni di dollari di finanziamenti e nel secondo giro
del prossimo febbraio altri 7-10 milioni dovrebbero arrivare. Una
cifra totale che, in tempi di vacche non particolarmente grasse
per i venture capitalist, risulta assai impressionante.
Perché tanto interesse? Perché il modello di business, l'idea
che i tre soci hanno in mente per far soldi con la loro
tecnologia, dovrebbe non incorrere nei rigori della legge. Al di là
delle migliorie tecniche (riuscirebbe a far dimagrire i file di un
ulteriore 40 per cento senza per questo diminuire la qualità
dell'immagine) è proprio l'architettura della distribuzione che
si presterebbe a utilizzi a prova di giudice: i video, compressi e
messi in rete sul DivXNetworks, sarebbero scaricabili solo dopo un
pagamento. La transazione potrà essere saldata con carta di
credito o spendendo dei punti denominati "baku" che si
guadagnano cliccando su apposite pubblicità sul Web. Circa metà
della somma versata andrebbe ai gestori dell'infrastruttura mentre
il resto finirebbe nelle tasche dell'autore del video.
Rota e compagnia non pensano solo a film veri e propri, magari di
registi che vogliono farsi un nome attraverso Internet e che
vogliono vendere i loro prodotti saltando l'intermediazione delle
major, ma anche a qualsiasi altro video da trasferire da un luogo
all'altro. E così clienti del nuovo sistema potrebbero essere ad
esempio le agenzie pubblicitarie che hanno bisogno di far vedere
ai loro clienti le anteprime degli spot confezionati per loro o i
privati che vogliono rendere accessibili ad amici e familiari il
video del loro matrimonio. Se tutti questi esperimenti
funzioneranno bene è verosimile che, alla fine, quelli di DivX;-)
busseranno alla porta degli studios proponendosi come i migliori
pony express digitali in circolazione di quelle che una volta
erano le "pizze" di pellicola. Completando così la
metamorfosi da incubo di Hollywood (DivX prima maniera) a suo
fidato socio in affari (DivX, ma questa volta con l'occhiolino).
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Il nuovo DivX;-) sfida gli
studios di Hollywood. Dopo lo scambio di brani musicali in Rete
arriva anche un programma per gestire filmati e intere pellicole
al di fuori dei canali di distribuzione legali
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NEW YORK
- Napster non è morto. Anzi, le tecnologie che permettono lo
scambio di file tra i singoli utenti della Rete, diventano
ancora più ambiziose. E mettono in discussione le misure volte
a contenere la pirateria su Internet.
Dopo il mondo della musica, rivoluzionato dai brani musicali
in formato digitale Mp3, gli "anarchici" del Web puntano
a cambiare le regole nel mondo del cinema.
Progetto Mayo si apprestano a lanciare DivX;-) Deux, la versione
commerciale di un formato di compressione che permetterà di
scaricare due ore di film ad alta risoluzione in meno di 45 minuti
su Internet.
In pratica il DivX è, appllicato ai video, lo stesso
principio dell'Mp3 per la musica: l'Mp3 consente di ridurre i
brani musicali a un formato digitale facilmente scaricabile dal
Web. Un formato di comprssione che ha fatto la fortuna di siti
come Mp3.com, Napster, Gnutella e Vitaminic.it, la Net company
torinese protagonista da giorni in Borsa sul Nuovo Mercato
con una serie impressionante di rialzi nell'ultima settimana.
Il francese Jerome Rota ha 27 anni e si firma on-line come Gej: è
lui l'inventore del formato di compressione originario DivX;-)
che anche nell'ideogramma alla fine della sigla DivX (;-),
ruotato di 90 gradi) strizza l'occhio alle major
hollywoodiane evocando l'incubo del formato DivX, già condannato
lo scorso agosto dai tribunali Usa perché si tradurrebbe in un
nuovo canale dove potrebbe proliferare la pirateria informatica.
Per i suoi fan - già molto numerosi - Rota è un eroe come
Shaw
Fanning, il creatore e il fondatore di Napster,
o come Jon Johanson, il ragazzino norvegese che l'anno scorso
aveva scardinato i codici di protezione dei film e dei video con
il programma DeCSS.
Gli studi di Hollywood, come già allora, hanno gridato alla
pirateria: ma se Rota e i suoi soci - l'avvocato Jordan Greenhall,
Joe Bezdek e Eldon Hylton - hanno davvero ragione, gli stessi
studi tra non molto busseranno alla loro porta con corposi assegni
a portata di mano. Proprio come è successo, dopo lunghe e
improduttive liti giudiziarie, con Napster (alleato da
qualche tempo con la BMG Bertelsmann) e Mp3.com (che ha chiuso
accordi con le principali major internazionali).
Il Progetto Mayo ha già rastrellato capitali in abbondanza: 5
milioni di dollari lo scorso anno e altri 7-10 milioni di dollari
in un secondo giro che partirà nel prossimo febbraio grazie ai
quali sotto il marchio DivXNetworks sarà
lanciato DivX;-) Deux, un formato capace di comprimere un video di
due ore ad alta definizione in un file da scaricare attraverso una
connessione veloce alla Rete in forma digitale e meno di tre
quarti d'ora.
Immaginate un catalogo di dieci milioni di film da cui scegliere
il preferito e scaricarlo nello stesso tempo che si impiegherebbe
ad andare e tornare al più vicino Blockbuster:
questo scenario che Internet potrebba regalarci a breve nel
settore dei video a richiesta (on demand) è una prospettiva su
cui giganti come la Warner Bros sta lavorando da 15 anni con
scarso successo.
Perché DivxNetworks dovrebbe andare meglio? Secondo
RedHerring.com, una rivista online dedicata alle tecnologia, Rota
e i suoi hanno già creato la loro base di mercato: un seguito
fanatico di hacker e di cinefili che in un anno hanno scaricato 12
milioni di copie del software e copiato in DivX;-) successi
recenti come Charlie's Angels distribuendoli gratis su
oscuri siti Web.
DivX;-) è salito all'onore delle cronache l'anno scorso quando la
Motion Picture Association of America fece causa al giovane Johansen.
Hollywood vinse la causa ma la pubblicità aveva attirato migliaia
di clienti verso il DivX;-) e coagulato finanziamenti miliardari
attorno ai quattro fondatori del Progetto Mayo e al loro modello
di business fatto apposta per non incorrere, come Johansen, nei
rigori della legge.
I video, compressi e messi in rete sarebbero infatti scaricabili
solo dopo un pagamento su carta di credito o spendendo punti
denominati buku che si guadagnano cliccando sui banner
pubblicitari indicato.
Sempre allo scopo di strizzare l'occhio a Hollywood (senza entrare
almeno all'inizio) in diretta concorrenza con i colossi,
DivXNetworks ha inoltre individuato i primi clienti nelle agenzie
di pubblicità (potrebbero mostrare i video-clip ai clienti via
DivX-;) anziché spedirli via corriere espresso) e tra i
consumatori privati (per far vedere agli amici i video dell'ultimo
viaggio o del matrimonio) oltre che nei registi indipendenti
intenzionati a promuoversi da soli sul Web.
Solo quando la prima fase sarà superata, i quattro di
DivXNetworks busseranno a Hollywood presentandosi come una società
via cavo con un sistema di distribuzione e milioni di utenti. |
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